Attualità e Viaggi

Occhiaperti in Africa. La città e la baracca #2

La missione della nazione "arcobaleno" e le sue contraddizioni
di Antonio Vergoni \ 27-01-2015 \ visite: 2108
Nel 1994 finisce ufficialmente l'Apartheid, il sistema di separazione e segregazione che organizzava la popolazione del Sud Africa in gruppi razziali, attribuendo ad ognuno libertà differenti, in un regime di polizia e seguendo il principio della superiorità di una parte di popolazione, quella bianca, sulle altre.

Ora questo regime non esiste più e il Sudafrica si è avviato da più di vent'anni sulla strada della democrazia e il suo popolo è simbolicamente unito a formare la nazione arcobaleno, sulle ceneri di quel passato di vergogna. Ma oltre la storia che viene promessa mentre viene scritta  c'è la storia che poi deve vivere creandosi nell'esperienza degli uomini e nei fatti. Ancora persistono le consolidate differenze economiche tra i gruppi, tramandate nei decenni bui del razzismo e ora cristallizzate in milioni di storie di vite misere, nei luoghi della povertà profonda, oppure che abbagliano lucenti come i diamanti di Porth Indigo o le infinite limo di Città del Capo.

Oggi il Sudafrica vive profonde contraddizioni che a Cape Town emergono prepotenti. La città progredisce e si arricchisce gonfiata dall'attività della city finanziaria e un certo tenore di vita si respira per le strade, del centro però e se si riesce ad ignorare le decine di poveracci ovunque intorno a te. La realtà è per chi la vuole vedere, basta allontanarsi un po' per rendersi conto di tutto il resto e di una povertà esagerata soprattutto della parte di popolazione nera e coloured di questa città. E quindi ci sono le township, unità demografiche autonome dal resto, zone della città effettivamente parte della città ma periferie, organizzate a piccole cittadine, recintate da muretti o semplicemente da reti o canali. Sono un residuato dell'epoca dell'apartheid, sono abitate principalmente da neri e in condizioni di privazione materiale non molto diverse rispetto a quando c'era il regime, prima della vittoria della rivoluzione di Mandela. Sono i dimenticati ed esclusi di fatto dalla grande abbuffata di questi ultimi vent'anni.

La segregazione non esiste più per legge, ma la discriminazione esiste di fatto per l'impossibilità concreta per alcuni di migliorare la propria esistenza e accedere alla propria parte della grande ricchezza che questo Stato produce. Tra la terra o tra la sabbia, appena si esce dai centri abitati appaiono le baracche di lamiera, una fissa all'altra, arroccate l'una all'altra. Il fiumiciattolo gli corre a fianco ed è facile vedere cavalli al pascolo se non addirittura qualche pecora col pastore ai margini della statale N1 che dall'aeroporto arriva in città. Attraversate da lunghi viali sterrati con in fondo le latrine comuni, poche e in condizioni impossibili. I cavi dell'elettricità ciondolano tra un palo e l'altro e in un ammasso apparentemente caotico ma funzionale l'elettricità viene portata fin dentro le baracche che spesso fuori hanno le  parabole satellitari.

Osservando il flusso degli shacks, si incontrano ogni tanto vere e proprie casette, prefabbricati in mattone, anche intere township, ma non quelle nere. In queste vivono prevalentemente i coloured, la popolazione meticcia del Capo. Queste sono più vicine all'idea del quartiere e nelle quali non è difficile vedere anche auto di lusso oltre l'onnipresente parabola. Le township nere invece le riconosci subito perchè le case in muratura sono poche e il resto sono tetti di coperte e copertoni, alloggi che sembrano di fortuna, con verande e angoli di vita familiare.

I bambini girano soli ovunque e allegri passeggiano a piedi scalzi sulla statale e giocano a pallone fuori dagli steccati e tutti che si muovono in ogni direzione e a piedi scalzi. Si vede tutto stando semplicemente ad un finestrino mentre si corre verso le proprie faccende. Non ci si può fermare però, non è consigliabile, non in tutte almeno. C'è la possibilità, data ai turisti e ai viaggiatori per il Capo di visitarne una con i tanti gruppi organizzati, con tanto di guida.

Fa parte del pacchetto avventura, viene dopo la gabbia con lo squalo e il bungee jumping e appena prima della gita alle cantine aperte di Stellenbosh, se poi non si decide invece di lanciarsi dal Lion's Head col parapendio. Anche in questa ipotesi di attrattiva turistica, le comunità delle township riescono a beneficiare di un minimo di tornaconto economico e magari riesce a scapparci pure una dose di sensibilizzazione del forestiero su questo Sudafrica sicuramente sconosciuto e alternativo.

 



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