Arte e Letteratura

Il Carducci commemora la Shoah

Paola Bassani racconta "Una notte del '43": "Ogni volta che leggo un'opera di mio padre sento la sua voce"
di Lucia Bianchini \ 21-01-2015 \ visite: 2069
"Una notte del '43 nasce probabilmente da un rimorso di mio padre, che si è sempre sentito in colpa per il fatto che i suoi amici quella notte sono stati fucilati e lui si è salvato solo perché era a Firenze".
Così Paola Bassani ha introdotto l'incontro che si è svolto nella mattinata di giovedì 15 gennaio nell'auditorium del Liceo Carducci, nell'ambito delle celebrazioni per il Giorno della Memoria. Tema dell'intervento è stato il racconto Una notte del '43 che narra l'eccidio avvenuto davanti al Castello Estense accaduto, come gli studenti hanno scoperto, il 15 novembre, non dicembre come si legge nella storia. "Papà era uno storico molto preciso" racconta Paola "ma disse di essersi preso questa licenza perché gli piaceva la neve, l'immagine di quei corpi massacrati caduti sulla neve".

La dottoressa Bassani ha poi spiegato che la condizione degli ebrei in Italia era particolare perché essi erano perfettamente integrati nella società, la maggior parte erano patrioti, avevano combattuto la Prima Guerra Mondiale ed aderivano al Fascismo proprio per patriottismo, più che per tutelare i loro interessi. "A mio padre però il fascismo non piaceva per le disuguaglianze sociali che creava: i contadini erano poveri, analfabeti e relegati nelle campagne, e dopo l' incontro con un gruppo di intellettuali, tra cui Claudio Varese e Giuseppe Dessì, si convertì all'antifascismo seppure contro la volontà di mio nonno, con cui da quel momento non fece altro che litigare" racconta Paola. "Questa discordia tra padre e figlio è rappresentata magistralmente ne Il giardino dei Finzi-Contini, e come nel romanzo anche papà e il nonno si chiarirono. Secondo Pasolini, che era un grande amico di Giorgio Bassani, lui ha potuto scrivere ciò che ha scritto perché ha perdonato suo padre".

Bassani negli anni della Seconda Guerra Mondiale si occupò di sensibilizzare le campagne all'antifascismo. Fino al maggio 1943 riuscì ad evitare la polizia ma successivamente venne arrestato e rinchiuso nel carcere di via Piangipane, dove rimase fino alla caduta di Mussolini, quando fu liberato e fuggì prima a Firenze e poi a Roma, riuscendo a sopravvivere all'eccidio di Ferrara in cui vennero fucilati i suoi amici.

Per una sorta di rimorso decise quindi di scrivere la storia di questo tragico avvenimento. "Papà non scriveva per soldi o per fama ma solo per ispirazione" ha affermato Paola. Il racconto diventò quindi la conclusione del romanzo Cinque storie Ferraresi con cui nel 1956 vinse il Premio Strega.
Una delle domande che gli studenti hanno rivolto a Paola Bassani è che cosa prova leggendo le opere di suo padre: "Mi emoziona perché mi sembra di vederlo quando scriveva e mi chiedo come faceva, tra i suoi mille impegni",ricorda la donna. "Poi ripenso a quando chiamava me e mio fratello nel suo studio e ci leggeva alcuni pezzi dei suoi racconti: leggeva due versioni della stessa parte e chiedeva a noi di decidere qual era la migliore. E ci ascoltava. Ogni volta che leggo un'opera di mio padre sento la sua voce".


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