Attualità e Viaggi

Occhiaperti in Africa. La città e la baracca

Storia delle township e nascita dell'Apartheid
di Antonio Vergoni \ 19-01-2015 \ visite: 2644
A Città del Capo la vita scorre senza badare più di tanto al cambio di stagione. Il caldo è già arrivato  e da qualche giorno viaggia ormai stabile oltre i trenta gradi. Il fresco del South Eastern scende giù dalla Table Mountain e si infila e fischia fino alle vie del centro facendo respirare un pò tutti. Da settimane ormai  i villeggianti hanno incominciato a farneticare per la  città che unito al discorso natalizio in questo periodo ha fatto impazzire il traffico. Una marea umana ha invaso la città fin dai giorni della festa d'accensione delle luci natalizie che qui si fa in gran stile oltre che in maglietta e pantaloncini. Alcuni sono già rientrati e i primi ristoranti e negozi già sono pronti ad alzare le serrande. 

Per quanto mi riguarda, dopo lo sbarco e qualche scossa d'assestamento ho preso il ritmo della quotidianità capetoniana, alternandomi tra il dovere e qualche fuga fuori porta per assaggiare un po' d'altra Africa. E intanto scrivo e procedo con la raccolta di materiale e contatti importanti per  “Occhiaperti in Africa”: il mondo del volontariato e l'azione umanitaria intesa in tutte le sue forme e applicazioni, per ora qui a Cape Town e dintorni.

La cooperazione allo sviluppo prende corpo nell'azione delle centinaia di organizzazioni umanitarie nelle zone più povere e degradate di questa città e oltre, dove le condizioni di vita sono al limite, come in molte township qui a Cape Town. Parlare di cooperazione allo sviluppo qui vuol dire parlare di questa realtà. Non esiste una definizione precisa per il termine township che viene utilizzato in paesi diversi per identificare queste zone appena oltre i confini delle città, abitate da migliaia di famiglie, la maggior parte poverissime e dalle quali ogni mattina partono i lavoratori verso la città in bus super affollati o stipati sui cassoni dei pick-up all'aperto. Se per il Brasile è la favelas il luogo dei dannati della terra qui è sicuramente la township quel luogo. Di dimensioni variabili perchè sempre in crescita, la forma della township cambia di continuo ma in tutte puoi incontrare una sorta di autogoverno dei fatti propri e della gestione di quella quotidianità. Stradine apparentemente anonime sono stradine  con nomi e botteghe e ristorantini e in alcuni di questi, in determinate condizioni, forse anche io potrei andare a farci una cenetta...

Eredità di anni lontani, ma neanche troppo, l'idea di destinare parti del territorio a determinate comunità tra neri, coloured e bianchi nasce dal primo colonizzatore a metà del 17esimo secolo, l'olandese Jav Van Riebeeck che sognava parole sue di: “[...] separare il paradiso bianco dal resto tagliando fuori la “darkest Africa” così da tenere lontani quei “black stinking dogs” dalla colonia del Capo ”. Inizia così la costruzione per primo del castello di Cape Town che ora non si vede quasi più sepolto com'è dai mega buildings, oltre ad una serie di recinzioni e separazioni concepite per confinare in riserve tutti i non bianchi ma tra tutti discriminare soprattutto i neri considerati “[...] selvaggi che vivono senza coscienza” (da un discorso di Jan Van Riebeeck ) e destinati per i secoli successi ad una segregazione spietata. Il sistema procede attraverso l'espropriazione di terra ai nativi e al controllo delle loro vite con un sistema di passaporti interni e coprifuoco per la notte durante la quale era vietato a chiunque non fosse bianco di stare in città oltre una certa ora. L'Urban Areas Act del 1923 ordinava la rimozione degli africani dai centri urbani verso “locations”, tra queste la prima inaugurata a Cape Town è stata Langa (che ironicamente significa “sole ) che sorgeva peraltro a fianco di una discarica e poi l`immensa Khayelitsha

Nel 1948 con il nome ufficiale di Apartheid, la popolazione del Sud Africa  viene divisa in quattro gruppi: bianchi, neri,colorati e indiani. Fino a quando durerà il regime, fino al 1994 con la vittoria di Mandela alle prima elezioni libere, i gruppi non potranno per legge sposarsi tra diversi, si stabilirà che alcune professioni siano destinate ad alcuni e altre ad altri, verrà creato un intero sistema di vita condizionato dalla razza. –continua-

Note:
* le informazioni storiche contenute in questo articolo sono tratte ampiamente da: Marion Hengeveld, “A chronological History of Apartheid
Beyond this hill lies another and another. The journey is never complete
”,http://www.capetownmagazine.com/cape-confidential/A-Chronological-History-of-Apartheid/123_22_17820
e da:  Oliver Wainwright, “ Apartheid ended 20 years ago, so why is Cape Town still 'a paradise for the few'?”, www.theguardian.com/cities/2014/apr/30/cape-town-apartheid-ended-still-paradise-few-south-africav


Link: Occhiaperti in Africa. La miniera e la baracca http://www.occhiaperti.net/415/occhiaperti-in-africa-la-miniera-e-la-baracca

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