Attualità e Viaggi

Occhiaperti in Africa. La miniera e la baracca

La cronologia essenziale dal suo arrivo in Sudafrica di Antonio Vergoni
di Antonio Vergoni \ 13-01-2015 \ visite: 2049
Sono in Sudafrica ormai dal dieci di dicembre dell'anno che si è appena concluso. Vivo a Cape Town in una zona piuttosto centrale e benestante della città, Kloof Street, una magnifica salita verso i piedi della Table Mountain. In questo momento sono ospite a casa di amici, in una sistemazione molto confortevole e decisamente oltre ogni mia più rosea aspettativa. La mia permanenza qui è per ora stabilità dal mio biglietto di ritorno che ho dovuto necessariamente fare, pena l'espulsione dal paese  per scadenza del visto turistico.


Sotto un sole spietato (ipoteticamente un 'agosto italiano) intanto impegno le mie giornate in cucina, dando una mano al ristorante del mio amico, oltre a concedermi qualche fuga e un pò di svago. Soprattutto, fino a marzo la mia attività principale sarà quella di scoprire di persona, per quel che potrò, il volto nascosto di questo Sudafrica, l'esistenza di povertà dietro alle apparenze del lusso e dei "veri soldi" che trovi nelle grandi metropoli come Cape Town o Johannesburg. Attraverso amici in comune ad esempio qualche giorno fa sono entrato in contatto con un prete laico italiano che vive a Porth Elizabeth, fa school housing con i bambini delle townships e andrò ad intervistarlo entro la fine di questo mese.
Da qualche giorno sono tornato da un viaggio sulla West Coast, verso la Namibia nel quale ho potuto sperimentare di persona la vita dentro una township dove sono stato accolto e ospitato come un fratello.


-La miniera e la baracca-
Sono capitato quasi per caso in questa zona remota del paese, nel Northern Cape, ai confini del deserto, lungo la costa selvaggia dove la vita esiste solo perchè esistono le grandi riserve di minerali del Sudafrica. Città che nascono e muoiono secondo i capricci del mercato internazionale delle pietre preziose. Ho incontrato un abitante di questi luoghi, alla fine di una cena in una locanda a Port Nolloth, uno degli ultimi avamposti umani prima di Alexander Bay e del deserto della Namibia.
Nato a Durban e trasferitosi qui per lavoro, questo uomo bianco dal nome indecifrabile, con un gran barbone e tanta voglia di parlare ci offre subito un posto per dormire prima di iniziare a raccontarci di sé e di questo vecchio porto di marinai e pionieri.

Port Indigo (antico nome di Porth Nolloth ) diventa d'estate stazione di villeggiatura per la gente che vive nel deserto e nei decenni ha potuto prosperare quel pò grazie alle briciole dell'immensità di ricchezze che il sottosuolo nasconde. Tutti qui hanno lavorato e chi riesce ancora lavora nelle grandi miniere che si stendono per chilometri fino alle foci del fiume Orange. L'accesso a queste zone è limitato e severamente controllato, non puoi neanche scendere dalla macchina perchè c'è la paura che ti possa portare via qualche sassolino di quelli lì. Come ci racconta il nostro amico le minere si stanno però esaurendo piano piano e le grandi aziende che poi commerciano in tutto il mondo, come la Dee Beers si sono trasferite altrove, verso la Namibia e il Botswana. Da qualche anno il principale insediamento della zona, Alexander Bay si è trasformata in una città fantasma. Noi ci siamo entrati attraverso un vero e proprio check -point, con tanto di sbarre e guardie di sicurezza. Una desolazione di quartieri anonimi, un grande centro commerciale e qualcuno che passeggiava in tuta da lavoro. Nient'altro che case coperte da alte staccionate in legno con le macchine di lusso ben chiuse dentro e neanche la traccia di una baracca. Siamo scappati da dove eravamo arrivati, deviando all'altezza di uno carogna di struzzo per salire qualche chilomentro e ammirare le dune di sabbia che si estendono oltre il confine per poi decidere di pernottare al precedente paese, Porth Nolloth appunto.

E le baracche? Dove vive la gente che si spacca la schiena per quei diamanti, quei poveri diavoli come il nostro amico barbuto che rischiano la galera se non la vita stessa nelle notti in questo deserto. Partono in spedizione verso le minere abbandonate e in tre o quattro s'infilano tra gli sbarramenti per raccogliere terra e diamanti che ancora si possono trovare in profondità.

Ci vuole presentare due di questi suoi compagni di scorribande e a locale chiuso decidiamo di seguirlo per quelle vie polverose fino ad un abitato tra la sabbia poco distante da lì. Appena scendiamo dal nostro furgone, con solo la luna a far luce entriamo in una casa e veniamo accolti calorosamente da due uomini e da un bambino. Si presentano ringraziandoci della visita e ci invitano ad accomodarci nel salottino. Ci sono tre stanze, due da letto con materasso per terra e la cucina con sala da pranzo, il tutto in meno di cinque metri quadrati. C'è la tv appoggiata sopra un elegante mobile di legno, è accesa su  canali  occidentali, anche la radio è accesa e suona musica raggae. Sono di religione rastafari e tra loro parlano africans (la seconda lingua ufficiale del Sud Africa), ma a noi si rivolgono in inglese. La serata scorre a chiacchierare della vita in quei luoghi, sorseggiando lambrusco italiano e un ottimo vino sudafricano che tenevamo nella stiva per un'occasione speciale. Passiamo ore tra i racconti delle loro fughe nelle notti di luna piena, con i sacchi sulle spalle cercando di eludere i controlli, oltre alle bestie feroci d'Africa. Il papà del bambino ci racconta delle difficoltà nel crescere il piccolo senza una madre, ma come dice lui con tanti fratelli come il nostro amico barbuto che gli  ha insegnato a leggere e per tutta la serata non ha mai smesso di farlo ridere. Verso l'alba decidiamo di salutare tutti e l'amico barbuto ci guida verso un'altra parte della township, a casa di sua cognata che totalmente ignara di aver ospiti, tra qualche protesta e nel più palese disappunto ci aiuta a sistemarci, letto e materasso nella stalla a fianco a casa. Al mattino ci svegliamo circondati dagli animali della fattoria e salutata velocemente la contrariata cognata ci rilanciamo verso sud e verso il Capo. 


https://africaindigo.wordpress.com/

    Condividi questa pagina: