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Isoke Aikpitanyi: storia di una grande donna

Vittima della tratta degli esseri umani racconta la sua esperienza agli studenti del Carducci
di Laura Martignani, 3N, Liceo linguistico G. Carducci \ 05-12-2014 \ visite: 2309
Non mi interessava più se riuscivo a vivere o morivo. L’importante era essere libera". Colpiscono le parole di Isoke Aikpitanyi, giunta in Italia dalla Nigeria nel 2000 all’età di 20 anni nella speranza di trovare una vita migliore. Ospite al Liceo Carducci di Ferrara, ha scelto di raccontare la sua triste storia agli studenti, accompagnata da suo marito che la sostiene ogni giorno, perché lei non può e non riesce a dimenticare questo trauma che l’ha segnata per sempre.

Isoke ci parla di un lungo percorso che parte dal suo paese d’origine e termina in Europa. Per raggiungere il nostro continente le strade sono due: il deserto, dove molte persone perdono la vita prima di arrivare al confine africano e l’aereo, per i  “privilegiati”. Di questi ultimi ha fatto parte anche lei, ma nonostante le fosse stato promesso un piccolo lavoretto a Londra, le cose non sono andate così, Isoke è rimasta in Italia e qui ha vissuto l’incubo peggiore della sua vita.

Ci spiega, infatti, che le ragazze provenienti dall’Africa entrano senza nemmeno accorgersene in un mondo a noi sconosciuto, in un’organizzazione a cui sono vincolate e a una vita a cui non possono sottrarsi. Per saldare il debito del viaggio compiuto, che negli anni di Isoke era di 30 milioni delle vecchie lire e oggi di 80/100 mila euro, queste donne vengono costrette alla prostituzione e allo sfruttamento sessuale.

Mi trovavo in una gabbia e fui costretta ad accettare quella condizione. Non c’erano altre vie d’uscita: o la risposta era ‘sì’, o la mafia avrebbe usato la violenza o, come succede in alcuni casi, mi avrebbero uccisa”; è a questo punto che i ricordi riaffiorano e l’emozione aumenta, così prende la parola il marito che la sostiene in questo difficile percorso: “Quando Isoke ha deciso di non darla vinta ai trafficanti e ha cercato di ribellarsi, loro l’hanno massacrata con l’intento di ucciderla e si è risvegliata in ospedale dopo tre giorni di coma.

Qui, questa donna decide di mettere fine a quella vita e scappa. Da Torino arriva in Valle d’Aosta e cerca rifugio e salvezza in un uomo che, seppure sia stato un suo cliente, considera l’unico e il solo di cui può fidarsi. Quest’uomo è proprio colui che oggi è suo marito e che si definisce migliore amico, fratello e compagno di vita di Isoke.
Con lui inizia un lungo percorso di recupero fisico, morale e psicologico. Appena guarisce inizia ad ospitare nella casa che condivide con il marito alcune ragazze nigeriane che come lei sono state vittime della mafia italiana.

Arriviamo nel 2007, quando Isoke ha già aiutato ben 47 donne, e una giornalista di Panorama le propone di scrivere un libro, di cui si parla nei giornali e in televisione. Così la voce si diffonde e aumentano ogni giorno le giovani che cercano salvezza da lei, che decide quindi di aprire altre case di accoglienza. Ormai, come afferma il marito, “il motore è già acceso” così anche altre donne, invece di aspettare un aiuto da parte delle istituzioni, che mai arriverà, cominciano ad accogliere e assistere a loro volta ragazze nigeriane.
Isoke racconta anche un episodio significativo: riceve un giorno una telefonata da parte della sua sorellina più piccola che vive ancora nel Paese africano. Lei, emozionata, dice: “Ho trovato l’occasione della mia vita in Europa.” Per Isoke è un duro colpo allo stomaco, non vuole che anche lei viva il suo incubo. Così decide di raccontare la sua storia per la prima volta a uno dei suoi familiari e fortunatamente la sorellina si convince subito a restare in Nigeria. Ma fa qualcosa di più importante e di cui Isoke può andare orgogliosa: diffonde la voce tra i compaesani e ogni volta che sa che alcune donne in pessime condizioni stanno tornando in Nigeria dall’Europa, cerca di trovare loro una sistemazione e un po’ di serenità; è diventata un’eccellente attivista proprio come la sorella maggiore.

Questa grande donna, che continua senza sosta ad aiutare giovani vittime come lei dello sfruttamento in Italia, è impegnata nel progetto Le ragazze di Benin City. Grazie al coraggio dimostrato e alla sua testimonianza le è stato conferito il Premio Pace Città di Ferrara.
E non importa se ancora tutt’oggi Isoke e il marito ricevono minacce di morte dai trafficanti, loro continueranno ad essere un esempio da seguire con forza e determinazione, perché l’ingiustizia esiste e sempre esisterà, ma insieme la si può combattere.

(foto: pagina facebook Isoke Aikpitanyi)

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