Arte e Letteratura

La poesia dove non te l'aspetti

Colloquio con Ma Rea, mente e braccio dello Stendiversomio
di Chiara Ricchiuti \ 26-10-2014 \ visite: 2383
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Da qualche mese le strade di Ferrara sono state invase da attacchi di poesie nelle forme più disparate e nei luoghi meno consoni. I cestini sono stati ricoperti da versi, calzini e mutande di carta e rime vengono anche appese al sole ad asciugare o, trasformati in pesciolini, conservate in un congelatore, in attesa del momento giusto. Se siete stati fortunati, e frequentate i bagni giusti, vi sarà anche capitato di notare rotoli di carta igienica del tutto fuori dalla norma. Ho incontrato la mente e il braccio di queste creazioni e ho scoperto che la sua opera non è presente solo in città e che è pronta ad espandersi sul territorio nazionale.

Posso rivelarvi poche informazioni sul misterioso artista: uomo, il suo pseudonimo è Ma Rea e ha definito la sua poetica dell'inconscio, o anche poesia errante. Non si tratta di street art, visto che i metodi espressivi da lui usati sono differenti dai classici writers. È una poesia che puoi portare via con te. A maggio 2014 inizia il suo primo lavoro, “Una campagna al mese per una poesia palese”, progetto che, sino ad ora, ha dato vita a sei campagne differenti: #Cestinamenti, #imboscateletterarie, #nomenomen, #igienicamente, #elegantismi e #surgelamenti. Prima di addentrarci nelle varie campagne poetiche e del lavoro che le precede, voglio cercare di raccontarvi l'uomo che ho davanti, perché, anche se resterà ancora per qualche tempo nell'anonimato, è certamente un personaggio interessante. Come lui stesso si definisce, è un po' Dottor Jekyll e un po' Mister Hyde, rabbia e trasformazioni escluse. Esiste la poesia, espressa nello Stendiversomio (presente su una pagina Facebook, su un profilo Twitter e su diversi social), e l'uomo, Ma Rea per l'appunto, che si definisce il braccio dell'impresa. Le due identità si distaccano bene l'una dall'altra, distanziando l'impulsività con cui la poesia nasce dal lungo lavoro di preparazione che le seleziona, le inserisce in una campagna ben studiata e le espone in luoghi e tempi definiti.
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Il nome Stendiversomio ha più di un significato - raccolta il diretto interessato. Tra i tanti c'è un riferimento dialettale. Il versuro in veneto è l'aratro, che rappresenta parte del mio lavoro. Come l'aratro sposta il terreno, così avviene la stesura dei versi. Ci lavoro ma è come se fossero già da qualche parte dentro di me. Ho il mio personale Zibaldone su cui appunto le idee, le parole o dei versi completi e lascio tutto lì, aspettando che l'idea maturi, che si formi nella sua interezza”. La facilità con cui forma i versi fanno pensare ad un processo immediato, come se fossero da qualche parte all'interno della psiche, ma non si può dire lo stesso del lavoro che c'è dietro. La poesia fugge dai testi, cerca di allontanarsi dalla sua aurea aulica e di avvicinarsi al mondo del quotidiano, cercando nuovi spazi e nuove forme in cui esprimersi. Lascia briciole in giro per la città, in attesa che qualcuno le segua. Resta però un lavoro concettuale, non chiaro fin dal primo momento. “Mi ispiro molto ai grandi nomi del passato. Ad esempio, la campagna #igienicamente ha dei riferimenti al lavoro di Felix Gonzalez Torres e alla sua idea di arte partecipativa. É stato un lavoro molto impegnativo, ci vuole molto tempo per confezionare rotoli di 'carta poetica', e anche posizionarli nei bagni delle donne non è sempre stato facile. Ho notato però che alla base delle idee per le varie campagne, prima ancora che pensare ad artisti celebri, è il mio passato ad ispirarmi. Nella mia penultima campagna, #elegantismi, è presente un elemento particolare, la cravatta, a cui associo la persona di mio padre, e con cui io stesso ho un rapporto particolare. È un indumento che non fa più parte di me. Lo stesso vale per le città in cui espongo i miei versi, sono tutte legate alla mia storia e al mio passato”.

ma rea2 Infatti l'opera di Ma Rea e del suo Stendiversomio non si limita a Ferrara, ma si espande in varie città, tra cui Venezia, Bologna, Padova, Treviso, Rimini, Ravenna, Modena e, questa è un'anteprima assoluta, il 30 ottobre sarà a Catania, dove l'Accademia delle Belle Arti esporrà l'“Arcipelago poetico”. Quest'ultima possiamo definirla come la rappresentazione fisica di quello che Ma Rea esprime quando si distacca dalla poesia: i versi sono le isole, distaccate tra loro ma collegate dai fondali e il mare è solo un mezzo, qualcosa che permette una connessione tra di loro. Studio su se stessi e sul proprio passato, l'arte come cura per l'anima. L'anonimato serve anche a questo, lascia la libertà di mettersi a nudo, di tentare, di creare qualcosa di nuovo senza rischiare tutto, dando anche la libertà di restare in silenzio ad osservare le reazioni del pubblico. Qual è la campagna con cui maggiormente ti identifichi? “Con #nomenomen, ovvero il bucato/poesia steso ad asciugare per le vie della città. Le poesie esposte in questa forma hanno tematiche psicologiche e personali. L'idea nasce dalla concezione di ripulire e ripulirsi dallo sporco della vita quotidiana. Quando ho deciso che sarebbe stata questa la forma espositiva ho pensato a mia nonna, e a quando la guardavo stendere il bucato pulito. In più sembra essere quella che ha avuto maggior successo fino adesso. A Venezia sono stato aiutato da un gondoliere per posizionarle lungo il pontile, invece a Vicenza ho dovuto spiegare il mio lavoro a dei carabinieri. Un'altra volta, una signora mi ha chiesto se non mi dispiacesse lasciarle lì e farle portar via da sconosciuti. Una canottiera l'ha presa anche lei”.

Tanti i progetti in lista d'attesa, che devono trovare spazio tra il lavoro e la quotidianità, e le idee di possibili collaborazioni con altri artisti. “In pochi mesi tutto si è ingigantito. È iniziato come un esperimento, Ferrara è stata il mio laboratorio. Ora invece mi chiamano per interviste, sono stato contattato anche da Radio Capital e ci sarà una conferenza organizzata da LSU Unife su Stendiversomio qui a Ferrara il 11 novembre. Sono molto preciso e puntiglioso in quello che faccio. Desidero valutare bene tutte le idee, studiare la loro realizzazione nei minimi dettagli ma ho già qualche progetto top secret in porto”. E voglio lasciare quest'alone di mistero, suggerendo di guardarvi intorno alla ricerca di #imboscate e #surgelamenti, l'ultima campagna, iniziata ad ottobre. Occhi aperti!

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