Ferrara dietro le stelle 2014

Live Report: Bastille + George Ezra

Adolescenti in visibilio, ma non solo
di Edoardo Gandini \ 26-07-2014 \ visite: 2213
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Bastano pochi minuti dentro Piazza Castello per accorgersi che difficilmente si paleserà qualcuno tra il pubblico con la maglia dei Tool, quella presenza fissa che ad ogni concerto ti fa capire di essere nel posto giusto. Ovviamente di magliette dei Tool nemmeno l’ombra, sostituite mio malgrado da modaiole t-shirt con vertiginose scollature in pieno stile metrosexual. Scambiato, nel migliore dei casi, per un pervertito o, peggio ancora, un agente in borghese della narcotici, mi rendo conto di non essere nel mio habitat naturale: passi anche per il “Lei” di cortesia, ma che qualcuno si sinceri delle mie condizioni dopo avermi colpito involontariamente è oggettivamente troppo.
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L’orario delle esibizioni, probabilmente per permettere al giovanissimo, e talentuosissimo, George Ezra di essere a nanna alle undici, viene anticipato di quasi un’ora rispetto a quanto scritto sul programma ufficiale del festival e alle 20.15 appena, sotto un sole ancora splendente, si presenta l’enfant prodige dell’indie-folk inglese. Dopo appena due note ci si rende conto di essere di fronte ad un predestinato: la profonda vocalità blues e una sicurezza da veterano tradiscono la sua giovane età, appena vent’anni, lasciando intravedere una luminosa carriera per questo ragazzo di Bristol, già disco di platino in Italia, d’oro in Belgio e nella Top Ten inglese con il suo singolo d’esordio Budapest.
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I paragoni con Paolo Nutini, ovviamente, si sprecano a causa di una voce tanto vissuta da ricordare quella dei più famosi cantanti soul di pelle nera, ma sebbene l’italo-scozzese a vent’anni avesse una marcia in più nella composizione, George Ezra gode, a mio avviso, di una talento naturale ancora maggiore. L’esibizione di Ezra si conclude dopo dieci brani di forte ispirazione folk, con qualche sporadica eccezione, in quarantacinque minuti totali; passando in rassegna gran parte del suo disco d’esordio Wanted on Voyage, pubblicato nemmeno un mese fa, il picco di intensità viene raggiunto, come facilmente intuibile, durante l’esecuzione del singolo Budapest, piazzatosi al quinto posto della classifica stilata dalla BBC sulle canzoni più rappresentative del 2014.
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Dopo appena venti minuti, con la sigla di Twin Peaks come sottofondo, arriva il turno dei Bastille, accolti dal pubblico con una vera esplosione di gioia. Il cantante Dan Smith, vero leader carismatico della band e grande appassionato di cinema horror (racconterà della grande emozione di aver conosciuto a Milano il suo idolo Dario Argento), conquista immediatamente il palco con la sua esuberanza; i brani, certo non particolarmente innovativi, hanno il grande pregio di risultare estremamente orecchiabili e coinvolgenti, tanto da trasformare in pochi attimi la piazza di Ferrara in una vera e propria bolgia.
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Laura Palmer, inequivocabile omaggio alla serie di Lynch, è uno dei brani più apprezzati e ballabili, con il suo incalzante crescendo di gran cassa e una melodia vocale cadenzata e ripetitiva che la rendono facilmente imprimibile nella testa degli ascoltatori. È durante le cover, però, che la lanciatissima band inglese ha una marcia in più, riuscendo a plasmare grandi successi altrui secondo il proprio sound, talvolta mixandone anche due diversi contemporaneamente, come nel caso di No Angels, una sorta di battaglia sonora tra gli XX (Angels) e TLC (No Scrubs), con risultati incredibilmente pregevoli. Il set della band londinese si conclude dopo appena un’ora e venti minuti, con un bis di altissimo livello: prima Of The Night, cover della celeberrima The Rhythm of the Night di Corona, cantata in mezzo al pubblico da un incappucciato Dan Smith, arrivato correndo fino alla postazione del mixer, poi il singolo Pompeii, brano che ha contribuito in maniera determinante al successo planetario del gruppo.
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Finisce cosi la data più adolescenziale di questa edizione di Ferrara Sotto le Stelle, con migliaia di mani congiunte tra loro in aria a formare dei triangoli, simbolo dei Bastille e di un'altra dozzina di gruppi. L’immagine con cui i Bastille hanno impacchettato il loro prodotto è impressionante: un’essenziale ma incisiva scenografia e un ottimo gioco di luci, uniti all’intuizione dei triangoli usati al posto della lettera A hanno contribuito a dare al gruppo una forte identità ben definita. Un’attenzione maniacale ai dettagli e una cura pressoché perfetta dell’esecuzione live hanno reso il concerto molto più piacevole di quanto non avrei potuto sperare, considerando il mio scarso apprezzamento per questo genere a metà tra l’indie-pop e qualcosa di più danzereccio. Adesso capisco perché non ho incrociato nessuno con la maglia dei Tool.
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Setlist Bastille
1. Bad Blood
2. Weight of Living
3. Laura Palmer
4. Poet
5. Overjoyed
6. No Angels
7. Blame
8. These Streets
9. The Silence
10. Things We Lost in the Fire
11. Laughter Lines
12. Oblivion
13. Icarus
14. The Draw
15. Flaws Bis
16. Of the Night
17. Pompei

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