Ferrara dietro le stelle 2014

Live Report: The National+San Fermin

Come rivedere dei vecchi amici all'ombra del Castello
di Edoardo Gandini \ 23-07-2014 \ visite: 2033
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Che Ferrara sia una città a tratti opprimente, per il clima o per le poche opportunità, è ormai una triste realtà, ma è altrettanto vero che chi ci abbia mai messo piede, e ancora di più chi ci è cresciuto, senta l’ardente bisogno di tornarci almeno una volta all’anno, per salutare il Castello e per vedere che cosa combinano i vecchi amici. È stato cosi anche per i National, celeberrima band statunitense già passata per le vie di Ferrara appena tre anni fa e fiore all’occhiello di questa edizione del festival, che hanno imposto la città estense come tappa obbligata per il loro nuovo tour italiano. Perché suonare davanti a quel castello medievale fa un certo effetto anche per chi è abituato a calcare i più grandi palchi di tutto il mondo.
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Questa volta la band newyorkese, rimasta nei ricordi e nei cuori di tutti i presenti per gli emozionanti duetti con Beirut durante l’encore di tre anni fa, porta con se i San Fermin, giovanissima band baroque pop che da Brooklyn sta pian piano conquistando tutto il mondo, non soltanto grazie all’aiuto dei loro concittadini National. Dopo le prime cinque date rinchiuse tra le mura del cortile del castello e del chiostro di S. Paolo, il sole è libero di abbracciare il grande palco di Piazza Castello e tutto il suo pubblico, in barba alle pessime previsioni meteo della vigilia. Sono proprio i San Fermin, intorno alle 20.45, ad inaugurare il palco quest’anno, riempiendolo con tutto il loro entusiasmo.
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Due voci (una maschile e una femminile), fiati, archi, percussioni e chi più ne ha più ne metta sono la ricetta vincente dei San Fermin, dove le sonorità classiche vengono prese in prestito dalla musica rock come veicolo per il loro indie pop barocco. Gli assoli di sax, a metà tra il jazz e il metal, e le melodie del violino creano un tappeto su cui la splendida voce di Charlene Kaye, entrata soltanto questo aprile nella formazione del gruppo, trova libero sfogo con i potenti acuti che tagliano la piazza. Una decina di brani in quarantacinque minuti è il biglietto da visita di questa giovanissima band che, con un solo album all’attivo, ha saputo conquistare gli esigenti cuori del pubblico ferrarese, grazie anche alla cover in chiusura di Heart in a Cage degli Strokes, magistralmente rivisitata secondo il loro stile.
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Poco meno di mezz’ora di pausa e arriva il turno dei The National, accompagnati sul palco dalle note di Riders on the Storm dei Doors; la suadente voce baritonale di Matt Berninger in Don’t Swallow the Cap risuona nel costato di tutti i presenti come il saluto sincero di un vecchio amico che non vedi da tre anni, annullando in un attimo il tempo trascorso. L’esibizione dei newyorkesi, però, non è facilmente interpretabile: la perfezione esecutiva della band fa a pugni con la personalità di Berninger, tanto emozionante durante l’esecuzione dei brani quanto freddo e distaccato durante le pause tra una canzone e un’altra, mentre macina chilometri avanti e indietro per il palco. La prima chicca arriva durante il terzo brano in scaletta, Ada, in cui il finale si trasforma lentamente nella melodia di Chicago di Sufjan Stevens, tra gli applausi increduli di un pubblico quanto mai estasiato. Il set procede a metà tra l’esecuzione dei grandi successi che hanno accompagnato la band in questi quindici anni di carriera e la presentazione dei nuovi, tra cui spiccano l’incalzante batteria di Graceless e la straziante malinconia di Demons e I Need My Girl.
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La scaletta viene impreziosita da brani senza tempo come Squalor Victoria e dall’attesissima Fake Empire, uno dei più plateali esempi delle doti compositive della band, capace di rendere in modo cosi armonioso un tempo dispari, in cui le chitarre dei gemelli Dessner si impuntano verso le stelle ferraresi. Durante il bis cambia la musica, Matt Berninger, fino a quel momento avaro di parole e gesti verso il pubblico, si lancia tra la folla attraversandola da una parte all’altra fino a strappare il cavo del microfono durante un’indimenticabile esecuzione di Terrible Love, subito prima della toccante versione acustica di Vanderlyle Crybaby Geeks, cantata insieme e a squarciagola da gruppo e pubblico. Nel bene e nel male non si può non amare Ferrara, l’emozione che solo il Castello Estense sa trasmettere; una città capace di spingerti tanto lontano da sentire il bisogno fisiologico di tornare.
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1.      1.        Don’t Swallow the Cap
2.       I Should Live in Salt
3.       Ada
4.       Blood Buzz Ohio
5.       Demons
6.       Sea of Love
7.       Hard to Find
8.       Afraid of Everyone
9.       Conversation 16
10.   Squalor Victoria
11.   I Need My Girl
12.   This Is the Last Time
13.   Geese of Beverley Road
14.   Abel
15.   Slow Show
16.   Pink Rabbits
17.   England
18.   Graceless
19.   About Today
20.   Fake Empire

Encore

21.   Santa Clara
22.   Mr. November
23.   Terrible Love
24.       Vanderlyle Crybaby Geeks

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