Cultura e Spettacoli

Ferrara OFF: tra innovazione, speranza e... pazzia

Marco Sgarbi ci racconta il nuovo progetto teatrale ferrarese
di Giulia Ungarelli \ 12-12-2013 \ visite: 2613
Ferrara OFF

"Il teatro che vi aspettate, anche come totale novità, non potrà mai essere il teatro che vi aspettate. Infatti, se vi aspettate un nuovo teatro, lo aspettate necessariamente nell'ambito delle idee che già avete; inoltre, una cosa che vi aspettate, in qualche modo c'è già. (…) Oggi, dunque, tutti voi vi aspettate un teatro nuovo, ma tutti ne avete già in testa un'idea, nata in seno al teatro vecchio". Comincia così il Manifesto per un nuovo teatro di Pier Paolo Pasolini. Uno spunto che sembra calzare a pennello per il caso di Ferrara OFF, che inaugura giovedì 12 dicembre con il suo primo spettacolo, "Non ce ne importa niente" a cura delle Sorelle Marinetti.  Un viaggio a ritroso negli anni Trenta insieme a un trio di ragazze davvero particolari, che affascinate dall'esperienza artistica e umana del Trio Lescano, raccontano la società del tempo interpretando i più grandi successi di quegli anni in perfetto falsetto e canto armonizzato. A chiunque porterà una sedia verrà offerto un biglietto per uno dei prossimi spettacoli. L'iniziativa si chiama Portaci una sedia e nasce da un'idea della scenografa Elisa Gabbioneta: se ogni spettatore è diverso anche le sedie lo possono e devono essere! Su ogni sedia donata rimarrà il nome del donatore.

Di questo e di molto altro abbiamo parlato con Marco Sgarbi, uno dei quattro artefici del progetto Ferrara OFF.

Marco, sei d'accordo con quanto detto? Il nuovo non può che nascere dal vecchio e questo vale anche per Ferrara OFF?
"È verissimo. Infatti non c'è niente di nuovo nell'idea di teatro di Ferrara Off, ma la cosa nuova per Ferrara è che è nato un teatro... e questo, proprio questo, prima non c'era!".  

Chi c'è dietro le quinte di questo progetto?
"Innanzitutto che cosa c'è, ovvero il desiderio che muove le volontà a cercare e creare un luogo di incontro, di sperimentazione e di condivisione artistica, non solo fra 'operatori', ma anche con il pubblico, con i cittadini. C'è il bisogno di renderli partecipi e coinvolgerli, far percepire che l'arte e il contatto con la materia artistica è molto più vicina a loro di quanto possano immaginare. E dalle menti di quattro persone con sensibilità artistiche differenti, ma con questo intento comune, nasce il progetto di Ferrara Off. Gianni Fantoni, ferrarese, presidente dell'omonima associazione, porta a disposizione del nuovo spazio, oltre alla sua comicità, tutta la professionalità acquisita in più di vent'anni di carriera fatta di successi teatrali, cinematografici, editoriali. Massimo Navone, milanese, direttore della scuola di recitazione 'Paolo Grassi', tra le più importanti d'Italia, vanta un'esperienza in campo formativo che non ha paragoni. Anche Roberta Pazi, ferrarese, attrice e regista, metterà la sua professionalità, per cui negli anni si è fatta conoscere ed apprezzare sul territorio, a disposizione sia delle produzioni teatrali che della formazione attoriale. E io, Marco Sgarbi, attore e direttore artistico da oltre dieci anni del Teatro Comunale di Occhiobello, con la mia esperienza cercherò di programmare un teatro contemporaneo che difficilmente può essere visto nei paraggi, e che può essere considerato un tentativo di rinnovamento rispetto a quel teatro, che già ormai ben conosciamo".

Che cos'era lo spazio in cui si sta costruendo Ferrara OFF nelle sue vite precedenti?
"Precedentemente tutto il fabbricato industriale che in parte occupiamo noi, in parte Sonika e in parte la Banda Musi, apparteneva all'Amga, la società che gestiva la rete idrica ferrarese. Dopo un lungo periodo di abbandono, nella metà degli anni Novanta, lo spazio in cui noi siamo ora, fu occupato da un gruppo di persone che diede vita alla sede del Dazdramir, il centro sociale di Ferrara, che a lungo ha prodotto un notevole fervore culturale in città che molti apprezzavano e che ancora ricordano. Successivamente poi le attività diminuirono, perse purtroppo la sua identità sociale, diventando nel tempo più un dormitorio per coloro che ne avevano necessità, fino a quando intorno al 2005 fu sgombrato e definitivamente chiuso. Nel 2010, per volontà dell'assessore alla cultura Massimo Maisto, si diede vita al nuovo progetto che proprio quest'anno si è concretizzato con la nascita di un piccolo teatro per la città".

In che modo questo spazio - luogo/non luogo - influirà sulle attività che prenderanno vita al suo interno?
"Ogni luogo indubbiamente influisce e incide sulle attività che possono essere pensate e sviluppate al proprio interno. È ovvio che, banalmente, non immaginiamo di farci gli allestimenti lirici che può permettersi di ospitare il Teatro Comunale di Ferrara. Ma uno spazio di dimensioni ridotte offre opportunità, sia agli artisti sia agli spettatori, di restare in contatto diretto con la materia di cui l'arte è composta. E questa materia è fatta di uno scambio continuo fra fruitore e mestierante. Se lo scambio non avviene, rimane solo la forma, e Ferrara Off non sarà certo uno spazio formale. Al suo interno nasceranno molte attività, alcune già da subito, altre invece col tempo. Sono già partiti i corsi di recitazione di Roberta Pazi e questa sera ci sarà il primo spettacolo dal vivo. Le sorelle Marinetti saranno le protagoniste di una serata all'insegna delle musiche degli anni Trenta. Poi giovedì 19 dicembre sarà la volta di Gianni Fantoni che presenterà il suo nuovo monologo al pubblico ferrarese. Il nuovo anno prevede un calendario spettacoli che è ancora in via di definizione e che uscirà circa con cadenza mensile, con nuovi appuntamenti che andranno dal teatro contemporaneo al teatro comico, dal teatro classico a quello moderno, portando in città sia nomi conosciuti che compagnie di professionisti meno noti. Col nuovo anno poi partiranno anche i nuovi corsi di recitazione e stage, tenuti sia da Massimo Navone, Gianni Fantoni e anche da insegnanti della scuola di teatro Paolo Grassi di Milano".

Ferrara Off è un teatro che cerca la condivisione e il dialogo con il pubblico ancora prima di nascere. Probabilmente è la prima volta che il pubblico viene reso partecipe - attraverso i media e i social network - della costruzione materiale e non di un teatro. Di che cosa è fatto Ferrara OFF?
"Intanto è un teatro fatto di mattoni, che sicuramente derivano da generazioni artigiane di tradizione, per citare Amarcord, e in qualche modo, quei mattoni sono una metafora di ciò che vuole essere l'idea che cercherà di svilupparsi all'interno di Ferrara Off. Un'idea solida, stabile, accogliente, che può contenere varie forme di pensiero e molte possibilità di scambio".

Cosa ci dobbiamo aspettare da questo teatro?
"In parte credo di aver risposto prima a questa domanda. Mi viene da pensare però che essendo una sfida, questa di voler aprire un teatro in un momento così difficile sia economicamente che culturalmente, probabilmente è necessario lasciare aperta ogni possibilità di accadimento, senza per forza dover creare delle aspettative che spesso poi vengono deluse o diventano fuorvianti".

Come si inserisce questo progetto nel sistema teatrale ferrarese?
"I rapporti con le istituzioni sono ottimi. La Fondazione Teatro Comunale di Ferrara ci ha dato già piena disponibilità a collaborare e noi cercheremo di trovare presto il modo per creare, sia con loro che con le altre realtà del territorio, nuove sinergie".

Perché avete deciso di mettere al mondo Ferrara OFF in un momento così difficile per il teatro e per la cultura in generale?
"Credo solo per pazzia! O forse perché tutti e quattro abbiamo ancora una speranza, che forse è peggio della pazzia!".

Fare Teatro OFF – e quindi fuori dai circuiti ufficiali e tradizionali - significa mettere le mani avanti e creare strade alternative che portano in direzioni diverse rispetto alle strade “maestre”?
"Sinceramente credo che sia importante avere molto chiaro quali siano le vie maestre. Tutto quello che c'è da salvare nelle vie principali credo che lo porteremo anche sulle nostre vie 'sterrate'. Provare a uscire dai canoni non è una cosa semplice, il rischio di abbandonare una strada è quello di perdersi e non ritrovarsi, se si procede senza una meta, un’idea molto romantica che però avrebbe più fascino se scritta in un romanzo che se vissuta direttamente. Per cui mi viene da suggerire, ora, che la proposta iniziale potrebbe essere semplicemente quella di girare in tondo, e farlo insieme, per vedere a cosa può portare quell'esperienza di condivisione. Ma questo l'ho pensato adesso e prima di procedere devo proporlo ai miei colleghi! (Ride) Quello che mi sento di aggiungere è che l’idea di intrattenimento non fa parte del teatro che io immagino; intrattenere, a mio avviso, non ha nulla a che fare col condividere".

Per maggiori informazioni: www.ferraraoff.it
 

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