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Surreality: un giorno tra gli aspiranti gieffini

Una parata di personaggi interessanti alle selezioni ufficiali per il Grande Fratello 2014
di Matteo Rubbini \ 25-11-2013 \ visite: 2097
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Qualche settimana fa avevo annunciato, con un altro articolo su Occhiaperti.net, “Vado al Grande Fratello e torno”. Questo perché alle selezioni ufficiali per la nuova edizione del reality show ci sono andato per davvero. Vi racconto come è andata.
Si parte alla mattina presto e sulla mia auto ci sono due amici che ho raccattato come accompagnatori, attanagliati da mille dubbi ed un certo grado di scetticismo a riguardo l'impresa che si staglia nel profilo di Bologna. Giunti sul posto ci accorgiamo che la gente non è moltissima, gli addetti ai lavori però ci rivelano che il boom si prevede per il giorno dopo. Ci spiegano anche che gli aspiranti entreranno in gruppi di quindici e che i colloqui saranno di gruppo. I famosi provini visti a Mai dire Grande Fratello si svolgeranno più avanti, dopo la prima scrematura. Prendiamo tutti il numero per entrare, sono il glorioso numero 2010: nel momento in cui me lo appiccico al petto stanno chiamando il 1723, tre ore dopo saranno al 1790. Per questo motivo mi sono visto costretto ad abbandonare l'agghiacciante idea di fare il provino, a malincuore aggiungo. Senza la voce della Gialappas che commenta ogni nostra azione, ci iniziamo a mettere sotto. Andare in un luogo del genere, con la più grande varietà di casi umani, ti fa capire che c'è gente che anche vista da lontano non pare comunque normale, Franco Basaglia e Lucio Dalla mi perdoneranno.

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C'è da dire che durante questa inchiesta io e i miei colleghi abbiamo commesso errori che sarebbero condannati da qualsiasi manuale di giornalismo. Il primo è stato dire che eravamo giornalisti di Repubblica abiurando il ruolo di reporter di Occhiaperti.net. (e dopo questa rivelazione forse sarà l'ultima volta che mi leggerete su tale testata). Il secondo è stato bere tre birre Tennent a testa mentre intervistavamo gli aspiranti gieffini. Il terzo è non avere portato dell'attrezzatura professionale come ad esempio una reflex o una videocamera per documentare, con i potenti mezzi forniti dalla tecnica moderna, la massa umana presente. Avevo piuttosto una compatta cinese comprata nel 2004. Lo so cosa state pensando, tre poveretti che si improvvisano reporter d'assalto per un giornale quale è Repubblica, senza alcun tesserino di riconoscimento, mezzi ubriachi e mezzi idioti, con una fotocamera scassata, vestiti come bestie: nessuno avrà mai creduto alla nostra farsa.
E invece no, per una volta eravamo delle star, tutti volevano farsi intervistare, parlare di sé e snocciolare gli aspetti più intimi e personali della loro vita dinnanzi a degli sconosciuti. Sembrava incredibile che non si facessero delle domande su chi avessero davanti, quando uno vuol credere a qualcosa non c'è nulla che lo possa fermare. Appena pronunciavamo la parola “giornalisti” le orecchie degli aspiranti si alzavano, l'occhio mutava nel simbolo del Grande Fratello e improvvisamente eravamo le persone più desiderate di tutte quelle presenti. Questo ci ha permesso di rovistare tra le loro macerie, nella loro stanza dei trofei, nei sogni che tengono nel cassetto. Ti buttavano sul piatto di tutto e noi eravamo lì, armati di posate e tovagliolo per fagocitarlo.

gf3 Il primo che abbiamo avuto il piacere di intervistare si chiama Fabrizio, ex metalmeccanico ora disoccupato, la sua storia affonda nella radici della crisi. Il GF come l'ultima spiaggia, come possibilità quasi disperata di risolverla ogni volta con gli affanni della fine del mese. Ce ne sono davvero tanti come lui e su questo non si può dire nulla. Ma per ogni persona disperata per via delle difficoltà economiche ce ne sono tanti altri che sembrano dei disperati e basta. Siamo stati al trono di sua maestà, il Re dei Patacca di Igea Marina. In questo luogo marittimo adagiato sulla costa romagnola si tiene ogni anno un gara per nominare il nuovo re e colui che ci troviamo dinnanzi è riuscito a sbaragliare la concorrenza di altri ambiziosi, aspiranti re. Ha un mantello rosso, uno scettro, una corona, almeno trenta chili in più rispetto al peso forma e per la sua somiglianza con un messicano potrebbe avere anche le carte in regola per concorrere ai provini del Gran Hermano. Nonostante gli oltre venti minuti di dialogo non riusciamo proprio a capire se sua maestà è davvero un patacca o solo un uomo goliardico, ci sfuggirà, attirato da una telecamera di una vera giornalista.
Un altro pensiero nel frattempo mi attanaglia: molti aspiranti gieffini sono sublimi. Sublimi nel senso romantico del termine, cioè che la loro visione genera un senso di terrore e turbamento. Un altro dei migliori intervistati è Stefano, veronese doc, una giacca bianca sporca di sangue sceso sul colletto per essersi fatto la barba tre volte.Il motivo? Bisogna essere perfetti per le audizioni e poi così somiglia di più a Mauro Marin. Parla con tutti e riceve ben poche risposte, si presta ad ogni foto, somiglia terribilmente a John Travolta ne “La febbre del sabato sera”. Ci ripete almeno dieci volte di essere in contatto diretto con lo stesso Marin, come se fosse un dettaglio importante. Più spingevamo con le domande, più i gradi di conoscenza con il decimo campione si attenuavano, da grande amico è passato a conoscente, poi all'amico che conosce l'amico, fino a quando ha ammesso che vive ad alcuni chilometri da casa sua e basta. L'alienazione appariva prepotente sul suo viso,insieme al rispetto sacrale per noi. Ci dava del lei, ci stringeva le mani terminata ogni domanda, apparivamo agli occhi di chi ci guardava come tre enormi chiavi per i cancelli del reality.

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Ogni intervista si concludeva puntualmente con la domanda dell'intervistato: “Allora come sono andato? Dite a quelli dentro che ho fatto buona impressione”. Infatti molti credevano alla storia dei giornalisti di Repubblica, ma pensavano anche che fossimo delle spie che avrebbero poi riferito ai piani alti come si fossero comportati e quali sarebbero stati meritevoli di entrare nella casa di Cinecittà. Ne intervistiamo altri, un'altra frase ricorrente è: “Questo sarebbe il mio sogno che si realizza”.Tutti con i cassetti omologati insomma. Tra chi si sottopone alle nostre domande c'è anche Luca. Vorrebbe dare una connotazione impegnata e sociale al format, portare ai giovani un messaggio di speranza, porsi come un profeta tenendo in piedi, con le proprie parole, chi non ce la fa più di vedere il proprio curriculum dato in pasto ai cani, chi è stanco di vivere con mamma e papà. “Ma tu, Luca, se dici così è perché ce l'hai fatta. Dicci come, dai.” - “No veramente sono disoccupato da due anni e vivo in casa da mia madre”. Estrarre una videocamera è come buttare un capra sanguinante nella gabbia dei leoni: si viene subito circondati e chi sta cercando di fare una veloce panoramica delle persone in fila si vede comparire davanti ogni sorta di individuo che cerca di catalizzare l'attenzione su di sé. Tutti cercano di fare i brillanti, tutti fanno a botte per passare almeno un secondo davanti all'obiettivo del cameraman.
Ce ne è uno che vince su tutti, dotato di completo giacca e pantalone di un meraviglioso verde pisello, viso sbarbato e capelli corti, origini romene. Si chiama Ovidio e quando gli chiediamo il nome parte con una biografia accuratissima della propria esistenza che vi risparmio. Mentre uno dei due compari flirta con una donna brasiliana di quasi quarant'anni, io e il restante compagno proseguiamo con l'intervista. Ci racconta che è stata adottato da una famiglia italiana ricchissima: “Sì, perché casa mia è tra le più grandi d'Italia e ora vi tiro fuori i documenti che vi dimostrano che sono romeno”. Lo blocchiamo prima dell'estrazione del documento. Il percorso artistico di Ovidio è un mosaico del “quasi ce l'ho fatta”. Inizia con Italia's Got Talent, il suo talento? Vestirsi da donna con un'enorme proboscide che gli spunta dalla gonna e ballare. “Ho passato molto provini e mi sono fermato a quello che mi avrebbe mandato in prima serata, ce l'avevo quasi fatta. Poi lavoro per Forum, ho fatto l'opinionista e conosco benissimo Rita Dalla Chiesa e sono sempre in contatto con Maria (Maria De Filippi, chiaro). Maria mi corteggia spesso chiedendomi di fare qualcosa in uno dei suoi show e penso che prima o poi cederò. Dovete sapere che è l'Endemol che mi corre dietro, non io a loro”.

Un dato che accomuna moltissimi concorrenti è il continuo palesare di conoscere personaggi eminenti dello spettacolo quasi che questo li distinguesse dalla plebe comune. La nostra domanda a Ovidio è delle più scontate: “Ma se Endemol ti corre dietro perché non ti abbiamo mai visto al Grande Fratello?” Si deve far desiderare. Ovidio talentuoso italo-romeno dalla proboscide sbarazzina deve farsi desiderare. Non so voi, ma io per quest'anno ho già il mio cavallo su cui puntare per il GF, dato che la sua selezione è quasi una noiosa prassi che deve comunque svolgere nonostante che nella casa di Cinecittà ci sia già una sedia col suo nome. Poco dopo tre transessuali ci bloccano lo strada, attirati dalla grande attenzione che abbiamo riversato sul talento elefantesco di Ovidio. Due sono operate, ci raccontano. Il terzo è Bud Spencer che incontra Ronaldo dopo un rave di tre giorni a Comacchio. Anche loro vogliono portare qualcosa di nuovo a Cinecittà: non si è mai visto un trans nella casa e questo potrebbe essere un valore aggiunto. Ma loro, a differenza di molti altri, si accorgono di qualcosa che non va, capiscono la farsa. Scoprono il nostro bieco giochetto, ma questo non le allarma e ci raccontano del complicato rapporto con i genitori che non hanno accettato il loro cambiamento. Tuttavia sembra che non abbiamo realmente voglia di parlarne e così, dopo qualche vaniloquio, ci liquidano senza alcuna pietà ed è su questo che facciamo calare il sipario della giornata. Dire che abbiamo provato odio o rabbia nel vedere questo svilimento della persona per i più biechi fini sarebbe falso.

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Personalmente ho provato a capire ciò che la possibile ammissione al Grande Fratello potesse rappresentare per i presenti alle selezioni, la loro visione del mondo, le aspettative, le innocenti speranze che ci hanno raccontato. Me ne sono servito a piene mani, conscio che quello è un mondo a sé stante e che continuerà ad esistere con o senza i nostri pareri. È un mondo nascosto, tagliato fuori da tutto il resto, e come tale gode delle proprie regole e delle proprie autonomie. È un sogno che nasconde l'incubo di chi non ce la fa, ma vuole comunque continuare a provare di farcela. Sono figli illegittimi e inconsapevoli di anni di anni di palinsesti poco edificanti, che tramite il provino cercano finalmente di essere riconosciuti nell'abito che vogliono vestire. Mentre varchiamo il cancello una mano mi afferra la spalla, è Ovidio che è ancora in attesa e ci ha visto congedarci dal luogo. “Allora come sono andato? Ditelo a quelli là dentro”. Indica la zona dove si viene provinati. “Poi seguitemi quando entrerò, mi aspetto i vostri voti.” ci dice sorridendo. “Certo Ovidio, certo. E tu seguici su Repubblica domani”.

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