Cultura e Spettacoli

Movie Of The Week: "Avengers Endgame" (2019)

Il nuovo film Marvel in uno schiocco di dita
di Paolo Stegani \ 26-04-2019 \ visite: 837
Locandina Avengers Endgame

La fine è arrivata e con essa la resa dei conti: quanta attesa per l'uscita della pellicola, non poteva che succedere con l'ultimo capitolo (Spiderman permettendo) della fase 3 dell'universo Marvel: "Avengers Endgame". Dove eravamo rimasti? Anzi: dove sono finiti? Mai in un film di supereroi, e forse in un film in generale, si ebbe una tanto drastica scomparsa dei personaggi principali come quella avvenuta per mano (letteralmente) di Thanos nel precedente "Avengers: Infinity War". Proprio l'ultima sfida con il Titano aveva alzato a livelli notevoli l'asticella di qualità ed intensità dei cinecomics d'ultima generazione, rendendo però difficile una seconda parte dell'avventura. C'è tanto in ballo, tantissimo. Il compito dei fratelli Russo consisteva nel porre la parola fine alla più grande e difficile battaglia si sia mai vista su schermo, e per dirla in termini scolastici, "Endgame" è un ragazzo sveglio che però non si applica.

La squadra rimasta è illustre ma demoralizzata, frustrata, divisa: serve una soluzione, e per fortuna ed ingegno viene trovata. Gli aspetti da sottolineare sono pochi e banali, ma fondamentali: il rimorso di Thor per l'errore commesso, la sensazione di impotenza dei sopravvissuti, la difficoltà nel ricominciare a vivere anche per chi non è diventato cenere. Da situazione complicata dovrebbe poi nascere una trama complicata, ma lo scheletro della sceneggiatura non riesce ad appoggiare con sufficiente forza ogni questione irrisolta. Troppa leggerezza nell'abbracciare adeguatamente il processo emotivo e mentale che riporta la speranza nel quartier generale, raccontato troppo velocemente per essere il fulcro della fine di un'era. Prendete un attore dall'intensità e con lo sguardo di Chris Hemsworth, nei panni di un dio scontento e deluso da se stesso, alle prese con la consapevolezza di aver fallito la missione più importante,e mettetelo in un contesto di rabbia e conseguente vendetta. A me convince di più, di un Dio del Tuono alcolizzato che si è ritirato a giocare a Fortnite. Scommetto che a una grande fetta di pubblico, specialmente stelle e strisce, la cosa sia piaciuta non poco, ma forse le gesta di casa Marvel, di vecchia o nuova genesi, meriterebbero un po' più di rispetto. Stessa cosa vale per l'ibrido uomo-mostro di Mark Ruffalo, con la differenza che Hulk almeno sin da subito non aveva grandi cartucce da sparare.

C'è a chi piacciono e chi le ripugna, sta di fatto che le battute comiche (o presunte tali) sono ormai diventate un tassello fondamentale della cinematografia dei supereroi moderni: qui abbondano, soprattutto nella parte iniziale dove, forse, l'importanza maggiore dovrebbe essere data allo sviluppo ed alla narrazione delle vicende emotive. Meno male che la scena più intensa, per quanto sia breve e l'unica, sia affidata ad un grande Robert Downey Jr., con tutta la sua paura di essersi illuso che ci sia effettivamente una luce in fondo al tunnel. Fa strano, e storcere il naso, che non sia quella dell'incontro fra Thor e la madre, potenziale perla di malinconia e pathos. Le gemme sono 6, non ci si può dilungare troppo nel mostrare il loro ritrovamento: si può però prendere quei pochi minuti e tenerli al riparo dall'umorismo fuori luogo. Non è forse quello il cuore del film? Nel finale si risollevano le sorti di un cinecomic non brutto ma sottotono, grazie ad una battaglia che rispetta le aspettative di epicità ed intensità. Qui sì che risalta il vero potenziale della storia e, così com'era iniziata, si conclude una parabola di innovazione e successi durata 11 anni. 

Alte aspettative portano spesso a grandi delusioni. Non è questo il caso, ma l'amaro in bocca è la conseguenza di una forte deviazione, per lo meno fino a tre quarti dello show, dallo schema fondamentale dei film di supereroi, con la loro serietà di fondo, da cui i fratelli Russo hanno voluto in maniera netta distanziarsi. Smaniosi di infrangere le regole, forse si è passato il segno? Figlia di un "Infinity War" dai muscoli pompati e carico di tensione, la Fine del Gioco è frettolosa, volutamente ribelle: divide il pubblico, magari è questa la sua forza o addirittura l'obiettivo di partenza. E' il film del mese, più che della settimana, ma avrebbe dovuto essere il film dell'anno. Forse lo sarà, ma scalzarlo dalla prima posizione potrebbe essere più facile di quanto non si pensasse. Troppi "ma".

UciCinemas:
Sab. 27/04 - 13:50/15:15/16:30/17:00/17:30/19:00/20:30/21:00/21:30/21:50/22:00/00:01
Dom. 28/04 - 13:50/15:15/16:30/17:00/17:30/19:00/20:30/21:00/21:30/21:40/22:00
Lun. 29/04 - 13:50/ 15:15/16:30/17:00/17:30/19:00/20:30/21:00/21:30/22:00
Mar. 30/04 -16:30/17:30/20:30/21:30
Mer. 1/05 - 16:30/17:30/20:30/21:30
 
 

 

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