Cultura e Spettacoli

All'improvviso un capocomico

Viaggio nel sogno di Paolo Rossi
di Giulia Tiozzo \ 19-04-2019 \ visite: 194
Foto promozionale di Paolo Rossi
Foto dal sito del Teatro Comunale di Ferrara

Nell’ambito della stagione di prosa del Teatro Comunale di Ferrara è andato in scena “Il re anarchico e i fuorilegge di Versailles”, opera di e con Paolo Rossi.

Lo spettacolo, avvisa subito l’attore appena entrato in scena, non è certo una commedia già scritta in toto, piuttosto è sempre un po’ improvvisato. Come un capocomico della commedia dell’arte, Rossi coinvolge il pubblico con storie non immaginarie ma realistiche, che presentano l’oggi con molta ironia. Allora ecco che anche dormire durante uno spettacolo non è più un dramma per il pubblico perché è l’attore stesso che dice che può capitare. Dopo aver intessuto il rapporto con il pubblico, Rossi sembra dare inizio allo spettacolo, il suo sogno per andare a Versailles. Appaiono dunque sul palco i suoi sogni: una strampalata compagnia di attori che sostengono provini sempre diversi e originali per essere presi dal capocomico e partire con lui alla volta della somma corte di Versailles. Fra la nonna e l’ex moglie, fra riletture in dialetto di opere classiche, strane dottoresse dall’accento straniero e un Don Giovanni molto italiano, lo spettacolo prosegue cercando di mettere in scena le varie abilità, ma è sempre Rossi a spiccare fra tutti, a tenere il vero filo del discorso, a creare irriverenti siparietti, con l’espediente della stand-up comedy, e a stabilire i tempi degli altri, che troppo spesso sembrano voler prendere il sopravvento, ma così facendo fanno calare il ritmo di tutto lo spettacolo. Al contrario, completamente connessi con il capocomico e in grado di leggere i suoi intenti, i musicisti risultano non solo accompagnatori, ma riescono con le loro note a dare maggior spessore alle vicende narrate. Sulla stessa linea appare molto interessante la canzone realizzata da tutti gli attori che è molto utile anche a rialzare il livello e il tono di tutto lo spettacolo. Ben pensato l’ultimo personaggio a rivelarsi: la morte. Essa appare per prima nel sogno di Rossi, come una donna di bianco vestita, quasi angelicata, ma poi nel corso della vicenda non fa nulla e non interagisce con gli altri. Solo nell’ultima parte si rivela e chiede di unirsi alla compagnia dando al pubblico una visione altra dello spettacolo e della vita.

Comici e molto personali, sicuramente dovuti alla familiarità che ha l’attore con la nostra città, i riferimenti a Ferrara. Fra il Savonarola e un po’ di dialetto, la Spal appare sul palco come per magia e il pubblico non può fare a meno di sentirsi un po’ capocomico anche lui, pronto a sognare, ma nient’altro che la realtà.

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