Cultura e Spettacoli

Quando il teatro mette in scena la malattia

Il padre fa commuovere il Comunale
di Giulia Tiozzo \ 04-03-2019 \ visite: 225
alessandro haber
Fotografia di Fabio Lovino dal sito del Teatro Comunale di Ferrara

Un uomo anziano inizia a manifestare segni di Alzheimer. La figlia, preoccupata, tenta in tutti i modi di aiutarlo a continuare a vivere al meglio delle sue possibilità. Questa è in brevissimo la trama de “Il padre”, spettacolo moderno per tematiche, drammaturgia e messinscena, supportato da uno straordinario cast.
Il tema della malattia è espresso con notevole leggerezza, ma in maniera convincente e congrua. Le perdite di memoria, lo sfasarsi dei tempi e i problemi di riconoscimento, dapprima degli altri, poi anche dello stesso malato, colgono nel vivo lo spettatore. L’Alzheimer si presenta come una malattia che confonde il malato, ma distrugge l’intera sua famiglia che deve trovare il modo di sopportare la vicinanza con una persona che inizia a dimenticare e confondere. La spasmodica ricerca dell’orologio da parte del protagonista Andrea quindi potrebbe essere da leggere non solo come una delle tante sindromi che affliggono il malato, ma anche come la ricerca di un tempo che scorra pari, seguendo una logica.

La drammaturgia tende proprio a confondere i tempi e i personaggi, non solo per il protagonista, ma anche per lo spettatore. Se all’inizio la situazione sembra chiara, fin dal primo cambio scena ci si inizia a perdere fra realtà e fantasia, fra visioni e suggestioni. Sconvolgente, per l’andamento della vicenda, il finale nel quale la figlia Anna decide di affidare il padre ad una casa di cura. In tale sofferta decisione si percepisce appieno il dramma di chi deve aiutare i propri familiari malati, ma che ad un certo punto è costretto dal troppo dolore a staccarsi da loro per riappropriarsi della propria serenità.
La messinscena rende bene il clima dell’intera vicenda. La scenografia mobile, che viene spostata di poco, ma in maniera percepibile di scena in scena, mette alla prova le capacità di osservazione del pubblico. Da una casa all’altra non è tanto la mobilia a stabilire la differenza, quanto il modo di atteggiarsi e le parole dei vari personaggi. Il buio, che permette i cambi scenografici, anche se a tratti appare lungo, è infine necessario per ricostruire la scena nel punto prestabilito, in ogni suo particolare. Dalla bottiglia di vino ai fazzoletti sporchi sul tavolo, tutto appare sempre fissato nella sua posizione molto precisamente e permette allo spettatore di rivivere le varie scene e ricostruirle, quasi come se fosse il protagonista della vicenda.

Il cast appare in piena forma e con notevole precisione svolge ogni sua azione. La dottoressa e il dottore personaggi solo nel finale, nel corso della vicenda vengono utilizzati come “controfigure” dei personaggi principali che il malato confonde e non riconosce a più riprese. La giovane badante appare un personaggio molto ben delineato: sicura nella sua professione, è la più staccata sentimentalmente da Andrea, ma non per questo non riesce ad entrare in relazione con lui. Il marito della figlia è forse il personaggio più controverso dell’intera vicenda: sempre ironico e a tratti molto negativo sembra volersi sbarazzare del malato per riavere sua moglie, ma solo dopo tanto tempo riesce nel suo intento. La figlia Anna, una straordinaria Lucrezia Lante Della Rovere, è l’emblema dei familiari di ogni malato che sopportano finchè possono. Il bel vestito blu tradisce la volontà di presentarsi sempre al meglio per il mondo, cercando di nascondere il dramma che sta vivendo. L’attrice, nel ruolo, sembra molto a suo agio e riesce a dare ampio spazio ai sentimenti. Alessandro Haber infine, è Andrea, il protagonista malato.

Alternando brevi battute, racconti di vita e momenti di alta tensione, Haber riesce ad impersonare in maniera eccellente le difficoltà dell’uomo. In generale grande cura, da parte di tutto il cast, è inserita nella preparazione di ogni singolo movimento: quando dal buio torna la luce, lo spettatore a più riprese non può fare a meno di riconoscere perfettamente la scena che ha visto qualche istante prima, non solo nei dettagli della scenografia, ma anche nelle posture e nelle battute dei vari personaggi impiegati in essa.
Nel complesso lo spettacolo appare dunque come un racconto molto drammatico, ma che non manca di sottolineare, almeno nella prima parte, quel pizzico di allegria connesso ad una malattia che fa perdere alla fine non solo il malato, ma anche tutto il mondo che ruota attorno a lui.
 

    Condividi questa pagina:

Altri articoli in Cultura e Spettacoli